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Testimonianze


Monica, Lorenzo e i loro figli - Famiglia della rete Prendimi in affetto




 





Che bel nome, proprio azzeccato’. E’ stato il mio primo pensiero leggendo il volantino che una suora sorridente stava distribuendo in chiesa dopo la Messa di una domenica di settembre di ormai tre anni fa: Prendimi in affetto progetto delle suore delle Poverelle. Serata di sensibilizzazione sul tema dell’affido familiare. Perfetto, ho detto guardando mio marito. Era da tempo che pensavamo alla possibilità di accogliere un bambino. Avevamo maturato quest’idea nel corso del tempo, dopo tre anni di matrimonio e i figli che non arrivavano. Ci siamo interrogati sul nostro desiderio di diventare genitori e su come essere famiglia. Dopo lunghe riflessioni la risposta di entrambi è stata la stessa: il desiderio di essere mamma e papà di un figlio nostro era meno importante del diritto di un bambino ad avere una famiglia. Abbiamo abbandonato qualsiasi altro pensiero e ci siamo buttati in questa grande avventura. Tutto il resto l’abbiamo vissuto insieme all’equipe del progetto prendimi in affetto, che ci è stato sempre vicino, accompagnandoci passo dopo passo in questa bellissima, faticosa e intensa esperienza che è diventare genitori affidatari. Grazie! E’ un grazie che parte da subito, da quella serata di sensibilizzazione, dove abbiamo immediatamente compreso quanto è grande tutto ciò che muove le persone che lavorano a questo progetto: l’impegno e la dedizione nel voler cambiare il destino di tanti bambini partiti svantaggiati, ma anche tanta pazienza e perseveranza nel dover sopportare la frustrazione quando le cose vanno male. Abbiamo capito che stavamo dicendo si a qualcosa di veramente importante, che coinvolgeva la vita di molta gente. Da parte nostra c’è sempre stato il forte desiderio di dare ad un bambino una casa e tanto affetto. Sentivamo il dovere di restituire il dono di esserci incontrati e l’amore che ci aveva uniti attraverso l’essere genitori, sul come farlo con un bambino in affido ci siamo in parte affidati alle nostre capacità e all’aiuto reciproco e in parte alla competenza dell’equipe che ci ha seguiti. Il sostegno delle nostre consulenti familiari e della psicologa è stato prezioso, fondamentale nei momenti più difficili. Il non sentirsi mai soli, il sapere che in qualunque momento puoi prendere in mano il telefono e chiedere un consiglio o un po’ di conforto è ciò che fa la differenza. La differenza tra il pensare di non farcela e il convincersi di avere le risorse necessarie per andare avanti. Perché un bambino è sempre una grande gioia, ma un bambino in affido a volte porta con sé anche tanto dolore e tanta paura. Non è possibile farcela da soli, senza un aiuto. E’ tutto troppo intenso. Così come è intenso il percorso che questa esperienza costringe a fare dentro se stessi. Scopri limiti e fragilità con cui devi fare i conti, ma anche tante risorse che pensavi di non avere. Tutto questo crea inevitabilmente qualche sbandamento ma è sempre e comunque un grande arricchimento. Molto piacevole e utile è anche il trovarsi tra famiglie affidatarie. E’ bello potersi vedere e confrontare sui vari aspetti della vita familiare, dalla quotidianità ai momenti un po’ più faticosi, dalle piccole conquiste alle grandi soddisfazioni. Anche questo ci è permesso e facilitato dalle consulenti familiari e dai professionisti che collaborano al progetto. Insomma, è un prendersi in affetto reciproco che coinvolge davvero tutti. E’ proprio un nome azzeccato!

(Laura, mamma affidataria)

 

“Prendimi in affetto” la prima volta che lessi questo nome ho sorriso, è stata simpatia immediata, accanto a sensazioni come calore, accoglienza, famiglia. E’ stato un risveglio di sentimenti, desideri accantonati in un angolo del nostro cuore perché impossibilitati ad avvicinarci all’affido per vari motivi.
Così, con mio marito e i nostri otto figli ci siamo accostati a questa “grande avventura” che è l’accogliere nella nostra famiglia altri bimbi come nostri.
Ci sembra la cosa più naturale che possiamo vivere. Mi sale immediatamente questo pensiero: la gioia della restituzione, tanto abbiamo ricevuto tanto doniamo, con tanta compassione ossia mettendoci veramente nei panni di ogni piccolo, con gioia e responsabilità. Il nostro vivere questa dimensione è stato molto arricchente, vedere i nostri figli accogliere con tanta spontaneità, tanto amore, senza differenze è stato sicuramente un grande regalo per noi, un sentire che veramente era ciò per cui eravamo chiamati a fare. In ciò ci ha aiutati molto l’équipe del Prendimi in Affetto, in particolare la consulente familiare, non ci siamo mai sentiti soli, ogni dubbio veniva immediatamente chiarito, ad ogni domanda si cercava la possibile risposta; soprattutto era condividere con altri la nostra quotidianità, era sentirsi parte di una grande famiglia ancora più grande della nostra. La parte più difficilie di questa “avventura” sicuramente non è stato tanto l’accogliere ma il lasciar andare, lasciare che il bambino accolto e che era diventato parte della famiglia ad un certo punto dovesse andarsene. A questo bambino lasciamo un pezzetto del nostro cuore e lui resterà sempre parte di noi. E’ stata una grande prova che ci ha aiutati a crescere ancora di più e ci ha unito maggiormente come coppia e poi come famiglia.

(Laura, mamma affidataria)





 

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